lunedì 24 gennaio 2011

Socialpizza

Ogni tanto, non vi capita di essere osservati? Non capita anche a voi di essere seguiti? Di sentire accendendo il pc di avere adosso mille occhi pronti a carpire ogni tuo segreto? Sono in fila in pizzeria, sono incazzato nero. La fila è lunghissima. Il paese ha deciso di mangiare pizza, mancava solo il sindaco, il prete ha mandato il sacrestano. La signora al banco snocciola cognomi ogni 30 secondi. La pizza è la cosa più trasversale che l'uomo abbia mai inventato, la mangiano tutti, è fragile al centro e forte sul bordo, va a finire sul tavolo del ricco e sulla panchina del povero, tutti la ordinano e tutti rispettano il proprio turno. E così, in fila tra colli di pelliccia e giubotti made in China, aspetto il mio cognome, curioso di sapere come verrà pronunciato. La porta è spalancata ma non fa freddo, il forno emana un calore avvolgente ma è l'odore della pizza che  scalda di più. Sono incazzato e non mi passa. Anche l'Inter ha perso, che giornata di merda. Quasi quasi mollo l'ordinazione e vado via. Sposto la tenda per uscire e appare un amico, ma che dico, di più. Ci sorridiamo addosso, l'abbraccio è scontato, le parole scorrono come l'acqua dei rubinetti da bambino: fresca e abbondante. Di solito quando incontri un conoscente i discorsi finiscono nel solito vicolo cieco della banalità, con un amico è diverso. Con chi considero veramente amico anche un discorso sul nulla ha sostanza, essenza. Si parla dei miei viaggi, con gli occhi si raccontano altre storie. Parliamo il tempo di una pizza, siamo fuori, il freddo della sera non punge più. È straordinario come un incontro possa essere così importante, prima di salutarci lui mi dice: "mi piace leggere il tuo blog, fallo ancora". Ecco, questo è un vero amico, di quelli che non si incontrano in un pc, di quelli che non ti rompono linkando l'impossibile, di foto non loro, di parole non dette. Sono stufo dei social network talmente asociali da essere amico di tutto il paese ma di non salutare nessuno per strada o in pizzeria. Ecco perchè ho deciso di scrivere di nuovo, ecco perchè sto meglio. Grazie Alberto.