
Tra pochi giorni riparte il Giro d'Italia ed io sto preparando la valigia. Per essere in piena forma all'appuntamento ciclistico sto affrontando un training specifico: passo tutto il giorno a fare niente, sdraiato sul divano guardando BORIS (trasposizione fantasiosa del dietro le quinte della televisione - la realtà peró è mooolto peggio). È il terzo anno che affronto la corsa rosa e questa volta mi voglio preparare bene. Come al solito il reparto montaggio è diviso in due squadre: una che copre le partenze e una gli arrivi. Quando ho saputo che la squadra delle partenze avrebbe saltato la prima settimana del giro, mi sono precipitato ad essere in quel gruppo. So di aver rinunciato a una grande opportunità, le prime tre tappe erano in Danimarca, ma ho preferito stare a casa qualche giorno in più e non togliere il posto a nessuno. Certo, mi dispiace di aver preso questa decisione ma era inevitabile e poi sono sicuro che Fabio se la caverà molto meglio di me a coordinare le cose. Meglio così, tanto avevo capito di non essere gradito ad alcune persone ed è questo il mio regalo. La vita nel montaggio è proprio come una gara ciclistica: c'è il fuoriclasse, il gregario, il dopato, lo sprinter che brucia tutte le tappe e l'oscuro. L'oscuro è il soggetto che più m'intriga, l'oscuro è quello che non conta niente ma si crede importante solo perchè in salita è scorretto e in discesa mette i bastoni fra le ruote. È lui che succhia la ruota ai fuoriclasse e pur facendo una gara opaca e senza sussulti si crede vincitore. Forse ha modo suo ha vinto lui, alla fine sono io che ho mollato. Ma mi piace pensare che se avessi voluto avrei potuto cambiare le cose in ogni momento. Eppure ho difeso il gruppo in ogni occasione, ad ogni riunione ho puntato i piedi per difendere il posto di ogni attore di questa pazza corsa: ho salvato il leader, lo sprinter, il gregario, il dopato e anche l'oscuro, che mai potrà capire quello che è successo: troppo preso a succhiare la ruota di qualcuno.
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