Mancano pochi giorni al termine del giro d'Italia e la fatica si fa sentire. Ho la smania di correre ma non c'è mai la palestra. L'altra notte ho dormito a Busto Arsizio in un Hotel stile albergo a ore, ma che dico a ore.... a minuti. Ecco la descrizione: Le comode camere possono essere raggiunte direttamente con la macchina, la stanza ha confortevoli specchi in ogni angolo, la porta di un colore bianco panna, dà un tocco di pop art notevole. Ma l'armadio è il vero gioiello sadomaso: a prima vista sembra un normale tre ante, due per i vestiti ed una per la cassaforte o il ferro da stiro. E invece la terza anta nasconde un accesso segreto per l'esterno della stanza, dal quale un cameriere discreto puó servire la cena senza avere il minimo contatto visivo con il cliente, Il massimo per chi ha perso completamente la ragion d'essere. Inutile mettere le scarpette da corsa, l'hotel è su una specie di tangenziale dove anche "le nipoti di Mubarak" mettono il giubbino catarinfrangente per non essere investite. Depressione galoppante.
La tappa di oggi parte da Busto Arsizio e affronta diverse salite difficili. Niente da segnalare per quanto riguarda il lavoro, ho proposto le solite clip, un pezzo per i tg, una valanga d'interviste e un servizio su una mostra fotografica dedicata a Coppi. Verso le 15.00 sono in strada verso la prossima location. Mentre guido stancamente una Focus grigio noia, chiedo a Roberto il nome del prossimo albergo.. Dopo tanti viaggi ho imparato a riconoscere le qualità di un Hotel solo sentendo il nome: se per esempio ha un nome di donna tipo Elvira, Adelina, Ester, sicuramente alla reception c'è il padrone che ancora aspetta Elvira, Adelina o Ester sulla porta; l'albergo in questione per me ha una sola stella. Se invece ha un nome inglese tipo Holjday, Best o Empress è sicuramente sporco e pieno di moquette anche nell'armadio, due stelle. Se invece ha nomi in latino tipo Ovidius, Palladium o Stelvius, ha sicuramente la SPA ma come al solito è fuoriuso; tre stelle se le merita comunque. Chi fa il pieno di stars sono i soliti grandi alberghi. Roberto intanto ha puntato il Tomtom verso la nuova meta, Rovereto. All'uscita dall'autostrada la voce femminile del navigatore chiude ogni speranza podistica scandendo con algida fermezza la parola "ARRIVO" proprio a trecento metri dal casello. L'unico stabile che assomigli ad un albergo è un cubo nero pieno di finestre oblunghe e indovinate come si chiama? NEROCUBO! Complimenti per la fantasia. Alla hall c'è un signore coi baffi neri che mi porge un timido saluto. Prego in ginocchio per avere una stanza lontano dall'autostrada e vengo accontentato. La stanza 501, sorprendentemente, è molto bella e funzionale. L'unica pecca è la finestra chiusa a chiave, il baffonero mi accontenta in tutto e sblocca la maniglia, ho bisogno d'aria pura. Finalmente mi rilasso, mi tolgo le scarpe e mi godo la fine della tappa. Complimenti a Rabottini che non si fa beffare da Rodriguez (che torna in maglia rosa) e vince la volata per il primo posto. Mi avvicino alla finestra panoramica e finalmente capisco tutta quella appiccicosa disponibilità di Nerobaffo, uomo della Consierge di Nerocubo: mi ha salvato dall'autostrada per darmi in pasto alla ferrovia che passa a pochi metri dalla camera. E ora che guardo meglio c'è anche un bel depuratore sopra alla strada ferrata che sbuffa liquami e lo stabile vicino è pieno di fusti per le scorie. A sinistra c'è un deposito di TIR con cataste di gomme usate. In questo quadro simil-post-atomico le montagne all'orizzonte quasi non si vedono per una fitta nebbia bluastra. Passa un'altro treno e sembra davvero che atteaversi la mia camera d'albergo. Mi sdraio e penso a baffo-nero, furbo padrone di tetro-cubo che in un colpo solo ha spossato il mio umore nero, triplicandolo.... Mi sento "Nerocubo" Come il nome dell'albergo. È proprio vero: I nomi spiegano tutto.

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