sabato 26 maggio 2012

Penultima tappa Caldes - Passo dello Stelvio

Mi sono sempre chiesto perchè mai porto questo nome: Stelvio. Più volte ho domandato a mia madre qual'è stato il motivo di questa scelta. Lei ha sempre scaricato la colpa su mio padre. Perchè chiamarsi Stelvio dalle mie parti suona strano, magari nella Val di Sole molti bambini si chiamano cosi. oddio.... sempre meglio di Mortirolo per i maschi e Aprica per le femminucce. Il nome Stelvio al paese, da ragazzo, mi ha creato sempre un forte attrito con i bulli di scuola. Non ho mai avuto un buon rapporto con mio padre ma il fatto che avesse scelto quel nome mi riempiva di orgoglio che, dopo la prima battuta fuori luogo, diventava rabbia. Quante botte, a destra, a sinistra, in faccia e sulle braccia e calci e pugni...... Mai riuscito a darne uno. In compenso ne ho sempre presi in quantità industriale. Un giorno i bulletti si sono messi addirittura in fila per picchiarmi ma io ho la testa dura: non mollo mai. Forse mio padre ha visto subito in me questa testardaggine e dovendo scegliere ha pensato al nome più duro a cui potesse immaginare: Stelvio. E non è detto che pur prendendo schiaffi, uno non meriti rispetto. Ricordo ancora un'altra serata di pugni: quella volta avevo una montagna di muscoli da affrontare. Diego era enorme e suo fratello più piccolo ci fece litigare. Ricordo ancora il peso dei suoi pugni ma io non indietreggiavo. Alla fine ero io che sanguinavo, ma era lui che piangeva. Occhio quindi a non sottovalutare il nome delle persone e se state sulle palle a Stelvio, preoccupatevi. Se invece siete sullo Stelvio e avete una bici sotto le palle, sono tre i motivi che vi hanno spinto all'impresa: 1 volete finalmente capire com'è fatto il mondo della bici - 2 volete vedere il mondo in bici da fatto - 3 partecipate al Giro d'Italia. Il Giro si è quasi concluso con una tappa da brividi. Ha vinto il Belga De Gendt che ha compiuto una mezza impresa, dico mezza perchè ha quasi sfiorato il sogno d'indossare la maglia rosa, bravo. Che pena invece vedere Basso piegarsi sulla bici e sbucare di nascosto sul traguardo stanco e sconfitto. Lo Stelvio non concede alibi, è testardo e non molla mai la presa, è proprio come me. Meglio dire che io sono come lui. Parlo del Passo dello Stelvio come se fosse vivo, ma alla fine una montagna si puó considerare viva quando riesce a dare tante enozioni. Sono finalmente arrivato a Milano, ho le ossa rotte come se avessi preso i soliti calci di bambino cocciuto. Sono disteso sul letto e ripenso a quante cose mi sono accadute in questo Giro d'Italia fantastico, il più bello a cui ho mai partecipato. Devo dire che la scelta di seguire la corsa rosa alle partenze è stata una scelta azzeccata. Nel lavoro sono riuscito a fare cose belle e cose orribili, ma con lo spirito giusto. Ho avuto l'occasione di rimettermi in discussione e provare a fare qualcosa di diverso, di mio. Per questo devo ringraziare Marino Bartoletti, grande giornalista e grande uomo. È stato lui a spingermi a fare clip e montaggi senza limiti di spazio e di tempo. Di solito non capita a noi del montaggio di poter essere protagonisti, perchè in fondo facciamo paura: possiamo rendere una storia banale, un capolavoro d'interesse e viceversa. Possiamo dare voce ad una notizia con le immagini giuste, rendendo le parole un corollario superfluo alla storia. Milano è la città giusta per finire una racconto, basta avere le immagini giuste, ma ora ho fame. Percorro su e giù la hall dell'hotel in attesa di Stefano della regia. Sono contento di aver lavorato con lui, è una brava persona. Abbiamo avuto modo di scambiare qualche discorso durante questo pazzo viaggio. Abbiamo confrontato le nostre storie di vita comune, mostrando le cicatrici che ognuno di noi porta con se. Scende anche Pietro e da una scossa alla serata. Mi dice con l'elegante signorilità di un elefante in un negozio di murrine, che non sono invitato alla cena dei "registi". Penso, meglio così. Mi allontano sempre più convinto che noi montatori facciamo paura anche a tavola, mangio kebab, ci voleva dopo un mese di ristorante. Ho modo anche d'incontrare un amico che lavora in Alitalia, mi presenta un suo collega che mi domanda com'è andata sullo Stelvio. Sfodero un discorso semiserio cercando di raccontare una storia senza usare le immagini ed è dura, non ne sono capace. Curioso comunque sentire continuamente il mio nome, ascoltarlo anche da sconosciuti così tante volte, mi ha dato grande soddisazione. Lo Stelvio sul Passo dello Stelvio.... Che bella giornata!

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