sabato 2 giugno 2012

La febbre da trasferta - ultima tappa


Ho preso del tempo per scrivere l'ultimo capitolo di questo Giro d'Italia. E' quasi una settimana che sono rientrato ma ancora non mi sono completamente ristabilito dalla fatica. Oggi sto chiudendo la trasferta ed è sorprendente scoprire di aver fatto in 20 giorni 5.751 km. Con gli stessi chilometri avrei potuto raggiungere il centro della terra, andare fino a Tripoli passando per Gibilterra, o a Dakar sfiorando l'oceano , Terhan passando per Istanbul, o andando dritto al polo Nord. E invece ho fatto un tour immenso, un iperbole poco chiara, e sono ritornato alla base, ma non mi lamento. Il giro è finito nel modo più scontato possibile, con Heysedal che strappa la corsa rosa a Rodriguez nella cronometro finale. Ora c'è solo da smaltire la "Febbre da trasferta", così ho sempre chiamato quel malessere che colpisce ognuno di noi sottoposto a viaggi lunghissimi, sotto la pioggia, al freddo e magari subito dopo, al caldo improvviso, o contemporaneamente. La prima cosa a cui una persona deve fare attenzione è il delirio di onnipotenza a cui è sottoposto: quando sei in viaggio per lavoro, saltano tutti quegli schemi e con essi tutte quelle rotture quotidiane che la routine ci obbliga a sottostare. Sei tu da solo che disponi del proprio destino professionale. Ti ritrovi a fare il coordinamento di te stesso, lo speaker, il montaggio, il tecnico del suono e anche l'operatore. E tutto questo è esaltante, inebriante. Puoi finalmente dare sfogo a tutta la fantasia, senza limiti. Ecco perché amo il Giro d'Italia e, come ho già detto, lavorare alle partenze tutto questo si amplifica. Oggi mi è stata girata una foto bellissima di me sul predellino di una FIAT 1500 del 1968, che emozione. Era la macchina dei cronisti del giro d'Italia, del processo di Zavoli per capirci, ed è grazie a Saverio Garaguso se questo gioiello funzionante è arrivato fino a Milano per l'ultima tappa del giro 2012. La macchina ha quasi la mia età e a vederla, sicuramente, mostra meno acciacchi di quelli che sento oggi mentre vado a lavoro. Oggi la "febbre da trasferta" è altissima, e qui a Saxa Rubra non si vede nessuno. Sono di edizione per una nuova puntata di Dribbling, è mattino e ancora non trovo uno straccio di scaletta. Domando in giro e nessuno sa niente su cosa ci sarà in onda, su come è composta la scaletta, se c'è da fare un pezzo o se serve una qualche copertura. NIENTE, nessuno sa niente. Attendo fino alle 13.30 col cervello che fuma e una rabbia che fa stridere i denti. Spero tanto che abbiano messo la sigla con gli sponsor giusti, cambiano così vorticosamente! Appare il buon Bizzotto e subito mi viene da spegnere, non è per il programma, curatissimo, ma per la sensazione che un prodotto che fino a ieri era fatto da decine di persone, possa essere confezionato in tutto da un unico soggetto. Sono arrabbiato e deluso. Ho seguito Dribbling per tutto l'anno. Ho partecipato a tutte le riunioni, ho sempre pensato di poter essere utile e di fare bene il mio mestiere. Ma forse è arrivato il tempo di fare posto, forse sono ancora accecato dalla mia "febbre da trasferta", forse. Chiudo questo blog pensando invece a quanto mi sono divertito a fare belle cose con Marino Bartoletti per SI GIRA. Mai lui si sarebbe azzardato di non far presente a TUTTO LO STAFF di come aveva intenzione di produrre una puntata e tutti erano felici di dare un contributo. Ma stiamo parlando di un professionista messo a confronto con un IPERprofessionista e l'iperbole è completata. Fine dei giochi, sperando che la febbre passi in fretta.

sabato 26 maggio 2012

Penultima tappa Caldes - Passo dello Stelvio

Mi sono sempre chiesto perchè mai porto questo nome: Stelvio. Più volte ho domandato a mia madre qual'è stato il motivo di questa scelta. Lei ha sempre scaricato la colpa su mio padre. Perchè chiamarsi Stelvio dalle mie parti suona strano, magari nella Val di Sole molti bambini si chiamano cosi. oddio.... sempre meglio di Mortirolo per i maschi e Aprica per le femminucce. Il nome Stelvio al paese, da ragazzo, mi ha creato sempre un forte attrito con i bulli di scuola. Non ho mai avuto un buon rapporto con mio padre ma il fatto che avesse scelto quel nome mi riempiva di orgoglio che, dopo la prima battuta fuori luogo, diventava rabbia. Quante botte, a destra, a sinistra, in faccia e sulle braccia e calci e pugni...... Mai riuscito a darne uno. In compenso ne ho sempre presi in quantità industriale. Un giorno i bulletti si sono messi addirittura in fila per picchiarmi ma io ho la testa dura: non mollo mai. Forse mio padre ha visto subito in me questa testardaggine e dovendo scegliere ha pensato al nome più duro a cui potesse immaginare: Stelvio. E non è detto che pur prendendo schiaffi, uno non meriti rispetto. Ricordo ancora un'altra serata di pugni: quella volta avevo una montagna di muscoli da affrontare. Diego era enorme e suo fratello più piccolo ci fece litigare. Ricordo ancora il peso dei suoi pugni ma io non indietreggiavo. Alla fine ero io che sanguinavo, ma era lui che piangeva. Occhio quindi a non sottovalutare il nome delle persone e se state sulle palle a Stelvio, preoccupatevi. Se invece siete sullo Stelvio e avete una bici sotto le palle, sono tre i motivi che vi hanno spinto all'impresa: 1 volete finalmente capire com'è fatto il mondo della bici - 2 volete vedere il mondo in bici da fatto - 3 partecipate al Giro d'Italia. Il Giro si è quasi concluso con una tappa da brividi. Ha vinto il Belga De Gendt che ha compiuto una mezza impresa, dico mezza perchè ha quasi sfiorato il sogno d'indossare la maglia rosa, bravo. Che pena invece vedere Basso piegarsi sulla bici e sbucare di nascosto sul traguardo stanco e sconfitto. Lo Stelvio non concede alibi, è testardo e non molla mai la presa, è proprio come me. Meglio dire che io sono come lui. Parlo del Passo dello Stelvio come se fosse vivo, ma alla fine una montagna si puó considerare viva quando riesce a dare tante enozioni. Sono finalmente arrivato a Milano, ho le ossa rotte come se avessi preso i soliti calci di bambino cocciuto. Sono disteso sul letto e ripenso a quante cose mi sono accadute in questo Giro d'Italia fantastico, il più bello a cui ho mai partecipato. Devo dire che la scelta di seguire la corsa rosa alle partenze è stata una scelta azzeccata. Nel lavoro sono riuscito a fare cose belle e cose orribili, ma con lo spirito giusto. Ho avuto l'occasione di rimettermi in discussione e provare a fare qualcosa di diverso, di mio. Per questo devo ringraziare Marino Bartoletti, grande giornalista e grande uomo. È stato lui a spingermi a fare clip e montaggi senza limiti di spazio e di tempo. Di solito non capita a noi del montaggio di poter essere protagonisti, perchè in fondo facciamo paura: possiamo rendere una storia banale, un capolavoro d'interesse e viceversa. Possiamo dare voce ad una notizia con le immagini giuste, rendendo le parole un corollario superfluo alla storia. Milano è la città giusta per finire una racconto, basta avere le immagini giuste, ma ora ho fame. Percorro su e giù la hall dell'hotel in attesa di Stefano della regia. Sono contento di aver lavorato con lui, è una brava persona. Abbiamo avuto modo di scambiare qualche discorso durante questo pazzo viaggio. Abbiamo confrontato le nostre storie di vita comune, mostrando le cicatrici che ognuno di noi porta con se. Scende anche Pietro e da una scossa alla serata. Mi dice con l'elegante signorilità di un elefante in un negozio di murrine, che non sono invitato alla cena dei "registi". Penso, meglio così. Mi allontano sempre più convinto che noi montatori facciamo paura anche a tavola, mangio kebab, ci voleva dopo un mese di ristorante. Ho modo anche d'incontrare un amico che lavora in Alitalia, mi presenta un suo collega che mi domanda com'è andata sullo Stelvio. Sfodero un discorso semiserio cercando di raccontare una storia senza usare le immagini ed è dura, non ne sono capace. Curioso comunque sentire continuamente il mio nome, ascoltarlo anche da sconosciuti così tante volte, mi ha dato grande soddisazione. Lo Stelvio sul Passo dello Stelvio.... Che bella giornata!

giovedì 24 maggio 2012

Tappa 17 Falzes-Cortina

Oggi mi sono veramente stancato. Sono arrivato in camera distrutto, sfinito. Il lavoro è stato vorticoso, incessante e caotico. La trasmissione è durata ben oltre l'ora canonica e la mia sala di montaggio si é piantata più volte. Ora sono a Cortina, sono in un albergo che se al posto delle due misere stelle avesse appeso due calzini bagnati non avrrebbe sbagliato. In compenso è una giornata con un sole accecante, l'aria è così pulita che due polmoni non bastano, vado a correre. La tappa è appena finita, ha vinto Rodriguez davanti a un Basso in formissima. Scelgo il sentiero dietro l'hotel e vado in discesa verso il centro della piazza, voglio vedere i miei amici che stanno lavorando all'arrivo. La gente che incrocio mi saluta con amicizia, eppure ho messo la maglietta della RAI. Di solito quando vado a correre e la indosso, la gente fa finta di non vederti. Sembra quasi che abbia paura che uno li fermi e gli chieda il bollettino dell'abbonamento della TV. Forse la Guardia di Finanza ha terrorizzato a tal punto gli Ampezzani che qualsiasi uniforme è più rassicurante di quella delle fiamme oro... Il peggio non è mai morto. Sono fuori dalle transenne che proteggono la linea del traguardo ma non mi fanno passare, mi arrabbio un po' ma mi passa subito, avevo messo la maglietta griffata apposta... Solo dopo mi rendo conto che la gara è ancora in corso, ci sono corridori che ancora devono arrivare, ecco perchè non mi fanno passare. I corridori passano sulla linea del traguardo col viso scovolto. Il distacco dal primo è pesante. Il loro volti sembrano dei fogli di giornale accartocciato, dei papiri dimenticati nella sfinge, un popolo bruciato da salite interminabili sotto un sole sorprendente, decido di tornare a casa. Ho un piccolo dolore al tallone, ieri ho forzato la corsa, volevo stare dietro a Roberto... Pessima scelta. La salita che mi riporta in hotel sembra infinita, ogni tanto mi fermo e riprendo. Ad un certo punto arrivo ad una fontana d'acqua fresca, strano che non l'abbia vista all'andata. Bevo e riparto, c'è un bivio e una strada bianca, non è la via giusta. E così mi sono perso correndo in salita per i sentieri di Cortina. Riprendo la discesa e finalmente vedo l'hotel. Alla fine realizzo un tempo sulla corsa da tapascione infermo. Cinque miseri chilometri alla ricerca della via perduta. Non è da tutti. E sono stanco.

domenica 20 maggio 2012

15 Tappa - umore Nerocubo

Mancano pochi giorni al termine del giro d'Italia e la fatica si fa sentire. Ho la smania di correre ma non c'è mai la palestra. L'altra notte ho dormito a Busto Arsizio in un Hotel stile albergo a ore, ma che dico a ore.... a minuti. Ecco la descrizione: Le comode camere possono essere raggiunte direttamente con la macchina, la stanza ha confortevoli specchi in ogni angolo, la porta di un colore bianco panna, dà un tocco di pop art notevole. Ma l'armadio è il vero gioiello sadomaso: a prima vista sembra un normale tre ante, due per i vestiti ed una per la cassaforte o il ferro da stiro. E invece la terza anta nasconde un accesso segreto per l'esterno della stanza, dal quale un cameriere discreto puó servire la cena senza avere il minimo contatto visivo con il cliente, Il massimo per chi ha perso completamente la ragion d'essere. Inutile mettere le scarpette da corsa, l'hotel è su una specie di tangenziale dove anche "le nipoti di Mubarak" mettono il giubbino catarinfrangente per non essere investite. Depressione galoppante.
La tappa di oggi parte da Busto Arsizio e affronta diverse salite difficili. Niente da segnalare per quanto riguarda il lavoro, ho proposto le solite clip, un pezzo per i tg, una valanga d'interviste e un servizio su una mostra fotografica dedicata a Coppi. Verso le 15.00 sono in strada verso la prossima location. Mentre guido stancamente una Focus grigio noia, chiedo a Roberto il nome del prossimo albergo.. Dopo tanti viaggi ho imparato a riconoscere le qualità di un Hotel solo sentendo il nome: se per esempio ha un nome di donna tipo Elvira, Adelina, Ester, sicuramente alla reception c'è il padrone che ancora aspetta Elvira, Adelina o Ester sulla porta; l'albergo in questione per me ha una sola stella. Se invece ha un nome inglese tipo Holjday, Best o Empress è sicuramente sporco e pieno di moquette anche nell'armadio, due stelle. Se invece ha nomi in latino tipo Ovidius, Palladium o Stelvius, ha sicuramente la SPA ma come al solito è fuoriuso; tre stelle se le merita comunque. Chi fa il pieno di stars sono i soliti grandi alberghi. Roberto intanto ha puntato il Tomtom verso la nuova meta, Rovereto. All'uscita dall'autostrada la voce femminile del navigatore chiude ogni speranza podistica scandendo con algida fermezza la parola "ARRIVO" proprio a trecento metri dal casello. L'unico stabile che assomigli ad un albergo è un cubo nero pieno di finestre oblunghe e indovinate come si chiama? NEROCUBO! Complimenti per la fantasia. Alla hall c'è un signore coi baffi neri che mi porge un timido saluto. Prego in ginocchio per avere una stanza lontano dall'autostrada e vengo accontentato. La stanza 501, sorprendentemente, è molto bella e funzionale. L'unica pecca è la finestra chiusa a chiave, il baffonero mi accontenta in tutto e sblocca la maniglia, ho bisogno d'aria pura. Finalmente mi rilasso, mi tolgo le scarpe e mi godo la fine della tappa. Complimenti a Rabottini che non si fa beffare da Rodriguez (che torna in maglia rosa) e vince la volata per il primo posto. Mi avvicino alla finestra panoramica e finalmente capisco tutta quella appiccicosa disponibilità di Nerobaffo, uomo della Consierge di Nerocubo: mi ha salvato dall'autostrada per darmi in pasto alla ferrovia che passa a pochi metri dalla camera. E ora che guardo meglio c'è anche un bel depuratore sopra alla strada ferrata che sbuffa liquami e lo stabile vicino è pieno di fusti per le scorie. A sinistra c'è un deposito di TIR con cataste di gomme usate. In questo quadro simil-post-atomico le montagne all'orizzonte quasi non si vedono per una fitta nebbia bluastra. Passa un'altro treno e sembra davvero che atteaversi la mia camera d'albergo. Mi sdraio e penso a baffo-nero, furbo padrone di tetro-cubo che in un colpo solo ha spossato il mio umore nero, triplicandolo.... Mi sento "Nerocubo" Come il nome dell'albergo. È proprio vero: I nomi spiegano tutto.

venerdì 18 maggio 2012

Tappa 13 Savona-Cervere


E' un po' di tempo che non aggiorno questo blog, era ora che lo facessi. Tredicesima tappa, da Savona a Cervere. Tappa facile per velocisti, così dicono gli esperti. Io invece non capisco proprio come possa essere considerata "facile" una tappa di 121 km, anche se fossero tutti in discesa, per me sarebbe un tormento solo tenere le braccia sul manubrio. Oggi il cielo è nuvoloso e non mi sento benissimo. colpa sicuramente di tutto quello che mangio e del fatto che corro troppo poco. Il giro si sta spostando verso il nord, alcune tappe hanno sfiorato i miei ricordi di bambino e certi posti fanno male, ciao papà.
La tappa con partenza da Civitavecchia ha dato modo a tutti i colleghi di Roma di allentare la tensione e tornare per un momento a casa. Per me ha dato modo di riparare l'interruttore del bagno prima, e riabbracciare la famiglia dopo. Prima il dovere. Il lavoro qui alle partenze è molto gratificante.Riesco a fare molte cose al di fuori della solita routine. Roberto Soi, il mio collega al montaggio, è bravissimo, ha una grande sensibilità sul lavoro e non gli devo proprio dire nulla. Formidabile. Se proprio gli devo fare un appunto è sulla corsa. Lui viaggia a quattro minuti e mezzo a chilometro, io a sei, troppo veloce. Non riesco nemmeno ad incrociarlo, sto rosicando. Alcuni giorni sono stati veramente duri, ho avuto seri problemi con il montaggio AVID, alla fine sono stato costretto a passare in sede per prenderne uno portatile. Ora sono ospite di Moreno nel VAN della redazione, molto meglio.
Moreno è un ragazzo fantastico, ha occhi grandi e battute taglienti. Riesce sempre a farmi il pelo su ogni cosa e devo dire che non è proprio facile fregarmi. Eppure anche stamattina mi ha catechizzato in un modo pirotecnico: stavo salendo sul VAN quando col manica del giubbotto ho sfilato il bracciolo delle scale. Nemmeno il tempo di dire - speriamo che non mi abbia visto Moreno - che era dietro di me, ennesima figura del pero. Passa un aereo basso che annuncia la partenza della tappa di oggi, la trasmissione è finita ed è ora di riprendere la strada verso la prossima tappa. Se volete sapere chi ha vinto, chiedetelo agli arrivi, A VOI!

giovedì 10 maggio 2012

Quinta tappa, anzi quarta... o forse è la sesta?


Inizio subito elencando le cose certe: oggi è giovedì e sono ad Urbino. Dalla finestra di un piccolo albergo vedo il sole che tramonta mentre scrivo di un giro che definire strano è riduttivo. Oddio, la corsa rosa c'entra poco, la cosa strana è quello che io devo fare al giro: in pratica mi alzo prestissimo per seguire la partenza della tappa (oggi la quinta) ma devo anche montare i telegiornali del mattino con le immagini della tappa precedente (la quarta). Verso le 14.00 finisce tutto sulla linea di partenza e io mi sposto verso la tappa successiva (la sesta) senza aver visto come è finita la quinta. Cosi mi ritrovo spesso in macchina che scalo in quarta mentre dovrei accelerare e mettere la quinta.... e oggi ho scoperto che la mia Focus ha anche la sesta! Chi l'avrebbe mai detto? Sorpesa! Tre giorni di giro e sono confuso e smarrito come un bimbo lasciato solo al supermercato. Sorseggio un tè prima di scendere a Fano ed incontrare i miei colleghi all'arrivo, nel frattempo Cavendish spara la sua irresistibile volata in tv e vince la Modena-Fano. Gigi Sgarbozza era sicuro che avrebbe vinto, mi ha spiegato che il team SKY di Cavendish, avendo già vinto una volata, avrebbe lavorato per la vittoria solo all'ultimo chilometro, lasciando agli altri team il compito di ricucire eventuali fughe bidone. Bene, è successo tutto quello che Sgarbozza mi aveva detto, domani gli chiedo se mi compra un gratta e vinci.
Cavendish sale sul podio con la sua piccola bambina: Delilah e mi viene subito in mente una bellissima canzone dei Plain White. Squilla il telefono, è Marino Bartoletti che mi chiede di usare Delilah di Tom Jones per una clip di domani. Beh la sintonia con Marino è sorprendente, forse userò tutte e due le canzoni? ma si! Devo anche fare un omaggio a Pantani: domani a SI GIRA (il programma mattutino di RAISPORT) sarà ospite la mamma del "PIRATA", ho bisogno di qualche spunto musicale, dopo chiedo aiuto a qualche amico su Facebook. Volevo uscire a fare una corsetta ma mi hanno spaventato tutte queste colline attorno all'albergo. Ho provato a tracciare un itinerario senza troppi strappi ma ogni dolce discesa, al ritorno, diventa una fottuta salita, non mi fido. Chiudo qui questo mio primo post dal giro 2012. Domani sesta tappa da Urbino a Porto Sant'Elpidio, 210 km di dolci discese e prime salite con anche 4 km di sterrato . Una tappa insomma tutta da non perdere..... a meno che non lavoriate anche voi alle Partenze del Giro d'Italia.... a domani!

venerdì 27 aprile 2012

Giro d'Italia - si riparte.... Con calma


Tra pochi giorni riparte il Giro d'Italia ed io sto preparando la valigia. Per essere in piena forma all'appuntamento ciclistico sto affrontando un training specifico: passo tutto il giorno a fare niente, sdraiato sul divano guardando BORIS (trasposizione fantasiosa del dietro le quinte della televisione - la realtà peró è mooolto peggio). È il terzo anno che affronto la corsa rosa e questa volta mi voglio preparare bene. Come al solito il reparto montaggio è diviso in due squadre: una che copre le partenze e una gli arrivi. Quando ho saputo che la squadra delle partenze avrebbe saltato la prima settimana del giro, mi sono precipitato ad essere in quel gruppo. So di aver rinunciato a una grande opportunità, le prime tre tappe erano in Danimarca, ma ho preferito stare a casa qualche giorno in più e non togliere il posto a nessuno. Certo, mi dispiace di aver preso questa decisione ma era inevitabile e poi sono sicuro che Fabio se la caverà molto meglio di me a coordinare le cose. Meglio così, tanto avevo capito di non essere gradito ad alcune persone ed è questo il mio regalo. La vita nel montaggio è proprio come una gara ciclistica: c'è il fuoriclasse, il gregario, il dopato, lo sprinter che brucia tutte le tappe e l'oscuro. L'oscuro è il soggetto che più m'intriga, l'oscuro è quello che non conta niente ma si crede importante solo perchè in salita è scorretto e in discesa mette i bastoni fra le ruote. È lui che succhia la ruota ai fuoriclasse e pur facendo una gara opaca e senza sussulti si crede vincitore. Forse ha modo suo ha vinto lui, alla fine sono io che ho mollato. Ma mi piace pensare che se avessi voluto avrei potuto cambiare le cose in ogni momento. Eppure ho difeso il gruppo in ogni occasione, ad ogni riunione ho puntato i piedi per difendere il posto di ogni attore di questa pazza corsa: ho salvato il leader, lo sprinter, il gregario, il dopato e anche l'oscuro, che mai potrà capire quello che è successo: troppo preso a succhiare la ruota di qualcuno.