sabato 2 giugno 2012
La febbre da trasferta - ultima tappa
sabato 26 maggio 2012
Penultima tappa Caldes - Passo dello Stelvio
Mi sono sempre chiesto perchè mai porto questo nome: Stelvio. Più volte ho domandato a mia madre qual'è stato il motivo di questa scelta. Lei ha sempre scaricato la colpa su mio padre. Perchè chiamarsi Stelvio dalle mie parti suona strano, magari nella Val di Sole molti bambini si chiamano cosi. oddio.... sempre meglio di Mortirolo per i maschi e Aprica per le femminucce. Il nome Stelvio al paese, da ragazzo, mi ha creato sempre un forte attrito con i bulli di scuola. Non ho mai avuto un buon rapporto con mio padre ma il fatto che avesse scelto quel nome mi riempiva di orgoglio che, dopo la prima battuta fuori luogo, diventava rabbia. Quante botte, a destra, a sinistra, in faccia e sulle braccia e calci e pugni...... Mai riuscito a darne uno. In compenso ne ho sempre presi in quantità industriale. Un giorno i bulletti si sono messi addirittura in fila per picchiarmi ma io ho la testa dura: non mollo mai. Forse mio padre ha visto subito in me questa testardaggine e dovendo scegliere ha pensato al nome più duro a cui potesse immaginare: Stelvio. E non è detto che pur prendendo schiaffi, uno non meriti rispetto. Ricordo ancora un'altra serata di pugni: quella volta avevo una montagna di muscoli da affrontare. Diego era enorme e suo fratello più piccolo ci fece litigare. Ricordo ancora il peso dei suoi pugni ma io non indietreggiavo. Alla fine ero io che sanguinavo, ma era lui che piangeva. Occhio quindi a non sottovalutare il nome delle persone e se state sulle palle a Stelvio, preoccupatevi. Se invece siete sullo Stelvio e avete una bici sotto le palle, sono tre i motivi che vi hanno spinto all'impresa: 1 volete finalmente capire com'è fatto il mondo della bici - 2 volete vedere il mondo in bici da fatto - 3 partecipate al Giro d'Italia. Il Giro si è quasi concluso con una tappa da brividi. Ha vinto il Belga De Gendt che ha compiuto una mezza impresa, dico mezza perchè ha quasi sfiorato il sogno d'indossare la maglia rosa, bravo. Che pena invece vedere Basso piegarsi sulla bici e sbucare di nascosto sul traguardo stanco e sconfitto. Lo Stelvio non concede alibi, è testardo e non molla mai la presa, è proprio come me. Meglio dire che io sono come lui. Parlo del Passo dello Stelvio come se fosse vivo, ma alla fine una montagna si puó considerare viva quando riesce a dare tante enozioni. Sono finalmente arrivato a Milano, ho le ossa rotte come se avessi preso i soliti calci di bambino cocciuto. Sono disteso sul letto e ripenso a quante cose mi sono accadute in questo Giro d'Italia fantastico, il più bello a cui ho mai partecipato. Devo dire che la scelta di seguire la corsa rosa alle partenze è stata una scelta azzeccata. Nel lavoro sono riuscito a fare cose belle e cose orribili, ma con lo spirito giusto. Ho avuto l'occasione di rimettermi in discussione e provare a fare qualcosa di diverso, di mio. Per questo devo ringraziare Marino Bartoletti, grande giornalista e grande uomo. È stato lui a spingermi a fare clip e montaggi senza limiti di spazio e di tempo. Di solito non capita a noi del montaggio di poter essere protagonisti, perchè in fondo facciamo paura: possiamo rendere una storia banale, un capolavoro d'interesse e viceversa. Possiamo dare voce ad una notizia con le immagini giuste, rendendo le parole un corollario superfluo alla storia. Milano è la città giusta per finire una racconto, basta avere le immagini giuste, ma ora ho fame. Percorro su e giù la hall dell'hotel in attesa di Stefano della regia. Sono contento di aver lavorato con lui, è una brava persona. Abbiamo avuto modo di scambiare qualche discorso durante questo pazzo viaggio. Abbiamo confrontato le nostre storie di vita comune, mostrando le cicatrici che ognuno di noi porta con se. Scende anche Pietro e da una scossa alla serata. Mi dice con l'elegante signorilità di un elefante in un negozio di murrine, che non sono invitato alla cena dei "registi". Penso, meglio così. Mi allontano sempre più convinto che noi montatori facciamo paura anche a tavola, mangio kebab, ci voleva dopo un mese di ristorante. Ho modo anche d'incontrare un amico che lavora in Alitalia, mi presenta un suo collega che mi domanda com'è andata sullo Stelvio. Sfodero un discorso semiserio cercando di raccontare una storia senza usare le immagini ed è dura, non ne sono capace. Curioso comunque sentire continuamente il mio nome, ascoltarlo anche da sconosciuti così tante volte, mi ha dato grande soddisazione. Lo Stelvio sul Passo dello Stelvio.... Che bella giornata!
giovedì 24 maggio 2012
Tappa 17 Falzes-Cortina
Oggi mi sono veramente stancato. Sono arrivato in camera distrutto, sfinito. Il lavoro è stato vorticoso, incessante e caotico. La trasmissione è durata ben oltre l'ora canonica e la mia sala di montaggio si é piantata più volte. Ora sono a Cortina, sono in un albergo che se al posto delle due misere stelle avesse appeso due calzini bagnati non avrrebbe sbagliato. In compenso è una giornata con un sole accecante, l'aria è così pulita che due polmoni non bastano, vado a correre. La tappa è appena finita, ha vinto Rodriguez davanti a un Basso in formissima. Scelgo il sentiero dietro l'hotel e vado in discesa verso il centro della piazza, voglio vedere i miei amici che stanno lavorando all'arrivo. La gente che incrocio mi saluta con amicizia, eppure ho messo la maglietta della RAI. Di solito quando vado a correre e la indosso, la gente fa finta di non vederti. Sembra quasi che abbia paura che uno li fermi e gli chieda il bollettino dell'abbonamento della TV. Forse la Guardia di Finanza ha terrorizzato a tal punto gli Ampezzani che qualsiasi uniforme è più rassicurante di quella delle fiamme oro... Il peggio non è mai morto. Sono fuori dalle transenne che proteggono la linea del traguardo ma non mi fanno passare, mi arrabbio un po' ma mi passa subito, avevo messo la maglietta griffata apposta... Solo dopo mi rendo conto che la gara è ancora in corso, ci sono corridori che ancora devono arrivare, ecco perchè non mi fanno passare. I corridori passano sulla linea del traguardo col viso scovolto. Il distacco dal primo è pesante. Il loro volti sembrano dei fogli di giornale accartocciato, dei papiri dimenticati nella sfinge, un popolo bruciato da salite interminabili sotto un sole sorprendente, decido di tornare a casa. Ho un piccolo dolore al tallone, ieri ho forzato la corsa, volevo stare dietro a Roberto... Pessima scelta. La salita che mi riporta in hotel sembra infinita, ogni tanto mi fermo e riprendo. Ad un certo punto arrivo ad una fontana d'acqua fresca, strano che non l'abbia vista all'andata. Bevo e riparto, c'è un bivio e una strada bianca, non è la via giusta. E così mi sono perso correndo in salita per i sentieri di Cortina. Riprendo la discesa e finalmente vedo l'hotel. Alla fine realizzo un tempo sulla corsa da tapascione infermo. Cinque miseri chilometri alla ricerca della via perduta. Non è da tutti. E sono stanco.
domenica 20 maggio 2012
15 Tappa - umore Nerocubo
Mancano pochi giorni al termine del giro d'Italia e la fatica si fa sentire. Ho la smania di correre ma non c'è mai la palestra. L'altra notte ho dormito a Busto Arsizio in un Hotel stile albergo a ore, ma che dico a ore.... a minuti. Ecco la descrizione: Le comode camere possono essere raggiunte direttamente con la macchina, la stanza ha confortevoli specchi in ogni angolo, la porta di un colore bianco panna, dà un tocco di pop art notevole. Ma l'armadio è il vero gioiello sadomaso: a prima vista sembra un normale tre ante, due per i vestiti ed una per la cassaforte o il ferro da stiro. E invece la terza anta nasconde un accesso segreto per l'esterno della stanza, dal quale un cameriere discreto puó servire la cena senza avere il minimo contatto visivo con il cliente, Il massimo per chi ha perso completamente la ragion d'essere. Inutile mettere le scarpette da corsa, l'hotel è su una specie di tangenziale dove anche "le nipoti di Mubarak" mettono il giubbino catarinfrangente per non essere investite. Depressione galoppante.
La tappa di oggi parte da Busto Arsizio e affronta diverse salite difficili. Niente da segnalare per quanto riguarda il lavoro, ho proposto le solite clip, un pezzo per i tg, una valanga d'interviste e un servizio su una mostra fotografica dedicata a Coppi. Verso le 15.00 sono in strada verso la prossima location. Mentre guido stancamente una Focus grigio noia, chiedo a Roberto il nome del prossimo albergo.. Dopo tanti viaggi ho imparato a riconoscere le qualità di un Hotel solo sentendo il nome: se per esempio ha un nome di donna tipo Elvira, Adelina, Ester, sicuramente alla reception c'è il padrone che ancora aspetta Elvira, Adelina o Ester sulla porta; l'albergo in questione per me ha una sola stella. Se invece ha un nome inglese tipo Holjday, Best o Empress è sicuramente sporco e pieno di moquette anche nell'armadio, due stelle. Se invece ha nomi in latino tipo Ovidius, Palladium o Stelvius, ha sicuramente la SPA ma come al solito è fuoriuso; tre stelle se le merita comunque. Chi fa il pieno di stars sono i soliti grandi alberghi. Roberto intanto ha puntato il Tomtom verso la nuova meta, Rovereto. All'uscita dall'autostrada la voce femminile del navigatore chiude ogni speranza podistica scandendo con algida fermezza la parola "ARRIVO" proprio a trecento metri dal casello. L'unico stabile che assomigli ad un albergo è un cubo nero pieno di finestre oblunghe e indovinate come si chiama? NEROCUBO! Complimenti per la fantasia. Alla hall c'è un signore coi baffi neri che mi porge un timido saluto. Prego in ginocchio per avere una stanza lontano dall'autostrada e vengo accontentato. La stanza 501, sorprendentemente, è molto bella e funzionale. L'unica pecca è la finestra chiusa a chiave, il baffonero mi accontenta in tutto e sblocca la maniglia, ho bisogno d'aria pura. Finalmente mi rilasso, mi tolgo le scarpe e mi godo la fine della tappa. Complimenti a Rabottini che non si fa beffare da Rodriguez (che torna in maglia rosa) e vince la volata per il primo posto. Mi avvicino alla finestra panoramica e finalmente capisco tutta quella appiccicosa disponibilità di Nerobaffo, uomo della Consierge di Nerocubo: mi ha salvato dall'autostrada per darmi in pasto alla ferrovia che passa a pochi metri dalla camera. E ora che guardo meglio c'è anche un bel depuratore sopra alla strada ferrata che sbuffa liquami e lo stabile vicino è pieno di fusti per le scorie. A sinistra c'è un deposito di TIR con cataste di gomme usate. In questo quadro simil-post-atomico le montagne all'orizzonte quasi non si vedono per una fitta nebbia bluastra. Passa un'altro treno e sembra davvero che atteaversi la mia camera d'albergo. Mi sdraio e penso a baffo-nero, furbo padrone di tetro-cubo che in un colpo solo ha spossato il mio umore nero, triplicandolo.... Mi sento "Nerocubo" Come il nome dell'albergo. È proprio vero: I nomi spiegano tutto.
La tappa di oggi parte da Busto Arsizio e affronta diverse salite difficili. Niente da segnalare per quanto riguarda il lavoro, ho proposto le solite clip, un pezzo per i tg, una valanga d'interviste e un servizio su una mostra fotografica dedicata a Coppi. Verso le 15.00 sono in strada verso la prossima location. Mentre guido stancamente una Focus grigio noia, chiedo a Roberto il nome del prossimo albergo.. Dopo tanti viaggi ho imparato a riconoscere le qualità di un Hotel solo sentendo il nome: se per esempio ha un nome di donna tipo Elvira, Adelina, Ester, sicuramente alla reception c'è il padrone che ancora aspetta Elvira, Adelina o Ester sulla porta; l'albergo in questione per me ha una sola stella. Se invece ha un nome inglese tipo Holjday, Best o Empress è sicuramente sporco e pieno di moquette anche nell'armadio, due stelle. Se invece ha nomi in latino tipo Ovidius, Palladium o Stelvius, ha sicuramente la SPA ma come al solito è fuoriuso; tre stelle se le merita comunque. Chi fa il pieno di stars sono i soliti grandi alberghi. Roberto intanto ha puntato il Tomtom verso la nuova meta, Rovereto. All'uscita dall'autostrada la voce femminile del navigatore chiude ogni speranza podistica scandendo con algida fermezza la parola "ARRIVO" proprio a trecento metri dal casello. L'unico stabile che assomigli ad un albergo è un cubo nero pieno di finestre oblunghe e indovinate come si chiama? NEROCUBO! Complimenti per la fantasia. Alla hall c'è un signore coi baffi neri che mi porge un timido saluto. Prego in ginocchio per avere una stanza lontano dall'autostrada e vengo accontentato. La stanza 501, sorprendentemente, è molto bella e funzionale. L'unica pecca è la finestra chiusa a chiave, il baffonero mi accontenta in tutto e sblocca la maniglia, ho bisogno d'aria pura. Finalmente mi rilasso, mi tolgo le scarpe e mi godo la fine della tappa. Complimenti a Rabottini che non si fa beffare da Rodriguez (che torna in maglia rosa) e vince la volata per il primo posto. Mi avvicino alla finestra panoramica e finalmente capisco tutta quella appiccicosa disponibilità di Nerobaffo, uomo della Consierge di Nerocubo: mi ha salvato dall'autostrada per darmi in pasto alla ferrovia che passa a pochi metri dalla camera. E ora che guardo meglio c'è anche un bel depuratore sopra alla strada ferrata che sbuffa liquami e lo stabile vicino è pieno di fusti per le scorie. A sinistra c'è un deposito di TIR con cataste di gomme usate. In questo quadro simil-post-atomico le montagne all'orizzonte quasi non si vedono per una fitta nebbia bluastra. Passa un'altro treno e sembra davvero che atteaversi la mia camera d'albergo. Mi sdraio e penso a baffo-nero, furbo padrone di tetro-cubo che in un colpo solo ha spossato il mio umore nero, triplicandolo.... Mi sento "Nerocubo" Come il nome dell'albergo. È proprio vero: I nomi spiegano tutto.
venerdì 18 maggio 2012
Tappa 13 Savona-Cervere
giovedì 10 maggio 2012
Quinta tappa, anzi quarta... o forse è la sesta?
venerdì 27 aprile 2012
Giro d'Italia - si riparte.... Con calma
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