domenica 29 maggio 2011

Ultima tappa Giro 2011

Anche all'ultima tappa del Giro d'Italia sento persone che ripetono:"solo facendo il Giro d'Italia si capisce veramente cos'è il Giro d'Italia". Bene, ho preso tempo, questo è il secondo anno che sono alla corsa rosa e finalmente ho capito cos'è il giro veramente; è sicuramente un concentrato di follia, passione, professionalità mista al dilettantismo, un rincorrersi di emozioni e salti d'umore dovuti alla trasferta più massacrante che si possa fare. E qui in questo mare infinito di biciclette, tubolari, corone e pignoni; circondato da paesaggi che cambiano ogni minuto.... È proprio qui, solo in un oceano di asfalto e caselli autostradali che capisci... Quanto sei stronzo! (grandissima citazione di un grandissimo film). Il giro sta finendo sotto un sole fantastico sopra una Milano vestita a festa. Bisogna brindare! Sono euforico tutto è andato bene e mentre prendo un caffè guardo i miei compagni d'avventura, scorrono nella mente tutti i momenti belli e meno fortunati di questo mese. Rivedo tutto come i titoli di coda di un film di holliwood anni 80, bellissimo. Non finiro mai di ringraziare Andrea Raggiotto per il suo modo di vedere la vita, un ballo continuo tra razionalità e delirio affogato in 2 dita di sorrisi torbati. A Cristian Ploner per le sue facce fiabesche che ricordano l'uomo di latta del Mago di oz. Un grazie col punto esclamativo a Marco Di luise per la sua simpatia e per le sue 14.567 domande a cui non ho risposto, allo sguardo acerbo e scorbutico di Federico Mattei che forse un giorno riusciró a capire veramente.  Il giro D'italia è finito,  il sole al tramonto illumina  Alberto Contador, un vero signore.. Anche quando sul palco arrivano le note dell'inno franchista della vecchia Spagna. Pazienza ecco! Per vincere un giro d'italia ci vuole molta pazienza ma anche per seguirlo come addetto ai lavori ci vuole una pazienza infinita. Ed è per questo che le ultime parole che voglio spendere sono per Claudio De Paolis. Caro Claudio ti ringrazio di cuore per l'eterna pazienza e per le bellissime serate passate a cavallo di una strepitosa Alfa Giulietta
che sfreccia nella notte mai così infinitamente piena di stelle. Grazie infinite Claudio, ma adesso vai più piano perchè la Giulietta è intestata a me...  e se quello che è appena passato non era un fulmine a ciel sereno... Beh era sicuramente il flash di un autovelox.





Solo facendo il giro d'italia si capisce veramente cos'è il giro d'italia

sabato 28 maggio 2011

20 Tappa Sestriere



Oggi penultima tappa, si sale al Sestriere. Sono le 7.00, la sveglia suonerà tra poco. Non capisco perchè continuo a metterela, mi sveglio seeeempre mezz'ora prima. E pensare che contavo molto sugli scuri di questo albergo: chiudono la luce alla perfezione. Pazienza faccio una doccia e scendo per il solito caffè. La sala delle colazioni sembra un campo concentramento a 5 stelle: tutti separati per origine, razza, squadra ciclistica, gruppo, segno zodiacale, colore della pelle e fede religiosa.. o calcistica... Il salone che si apre davanti a noi ricorda per le tende e gli arazzi una scena del gattopardo e il direttore della Sala Mazzini fa parte dell'arredo. Ci accoglie con un sorriso e poi spara:"A quale gruppo?" e io:"nessuno, RAI! Credo". Il direttore fa una smorfia. Conosco quello sguardo schifato, anni d'insulti e di fango versati addosso alla tv di stato ci hanno ridotto a degli appestati. Attraversiamo la prima sala, c'è Contador con tutta la SAXO. Come al solito el Matador e fresco come una rosa. Secondo separè, ecco la Geox di Menchov che sembra una scarpa vecchia, ma che respira e lacia passassare il sudore! Siamo alla terza sala, i VIP dai vestiti bianchi e rossi. Quarta sala, gli ospiti abituali, i vecchini che s'incontrano sempre. Quinta sala, sto perdendo la pazienza mentre passano i rappresentati giacca e cravatta, i venditori con la cartellina blu sotto l'acella, anche questi ci sono sempre. Sesta sala, voglio uccidere il direttore di questo Stalag extralusso. Al numero sei della sala Mazzini ci sono gli stranieri e all'angolo dell'ultima sala dell'ultimo tavolo, il Director ci dice:"il tavolo va bene?" e io con una voce acida più di una Scweppes scaduta:"va bene per forza! Dopo questo tavolo c'è la piscina all'aperto!". Giustizia è fatta ma voglio infierire. Ordino tutto quello che mi viene in mente poi lascio il tavolo in un perfetto disordine voluto. Attraverso la sala della discriminazione, affronto il direttore, ora mi diverto:"allora noi ce ne andremmo, sempre se siamo liberi di farlo", Il direttore biascica parole di scusa prese alla lontanissima, la prossima volta sarà più attento a fare le faccine schifate.... ma continuerà di nascosto a sputare nel piatto in cucina, non si puó vincere sempre! Chiudo il conto, convinto di non passare mai più da queste parti. Carico i bagagli nella Giulietta. Sestriere ci aspetta... Ho fatto pure la rima!

giovedì 26 maggio 2011

Il dottor Thomas non è in casa


Si avvicina la fine di questo giro, sono disteso sul prato dell'Excelsior, ma non vi fate illusioni, è chiuso per restauro. L'edificio del grandhotel è mastosamente in rovina, le persiane chiuse alle finestre sono tutte storte, gli archi e le rifiniture sulla facciata riportano indietro nel tempo, a quando l'excelsior era la vita di questa  cittadina. Il cielo è brutto, stamattina è piovuto. Stranamente il prato dell'hotel è tenuto in maniera manichea ed è asciutto e caldo. Con me ci sono Claudio e Carlo. Carlo viene da Torino e credo che abbia dei poteri magici: quando c'è lui tutto diventa perfetto, facile. i problemi spariscono e pure l'erba si asciuga bruciata dal sole che arriva sempre poco dopo. E infatti il sole illumina il traguardo di San Pellegrino. Prendo un'acqua in un bar e mi danno una bottiglia di Lete.... Stranezze. Il mezzo del montaggio è sul traguardo, non vedo l'ora che passi lo sprint; anche perchè segnala la fine di un altra giornata piena di rotture di coglioni infinite. Sono alla frutta, ho una faccia così nera che nemmeno mia madre mi riconoscerebbe. Arriva il gruppo c'è lo sprint e tutti agitano le mani, lo speaker annuncia il vincitore, tale Capecchi (e sticazzi?). Faccio le ultime cose, devo solo spegnere gli undici maledetti computer che si agitano nel server del montaggio. C'è un ordine ben preciso per fare lo "switch off": prima bisogna spegnere tutti gli AVID,  in tutto 5. poi i due AIR SPEED, l'ottavo è il MEDIA INDEXER, poi bisogna  chiudere e spegnere il TRASFERT MANEGER, tocca ora allo UNITY, ultimo rigorosamente il computer che gestisce le UTILITY. Sembra finito e invece c'è da tirare giù il gruppo di continuità e chiudere con un colpo d'anca le porte del server. Mi sento come Lino Banfi nel film VIENI AVANTI CRETINO. Esco e come al solito stanno smontando tutto e come al solito perdo il mio scarso senso dell'orientamento e non trovo la macchina.  Squilla il telefono,  è Claudio che mi sta aspettando. Rispondo nel modo più consono alla bella e implacabile rottura di coglioni di questa ennesima tappa:"IL DOTTOR THOMAS NON E' IN CASA". Salgo in macchina, ho il finestrino aperto, ho bisogno d'aria fresca. Facciamo pochi chilometri, passiamo davanti ai bus delle squadre. Un testa di cazzo mi lancia un gavettone d'acqua, finalmente ho la scusa per mandare affanculo qualcuno. E' uno della Omega un belga testa di cazzo al cubo. Mentre scendo sono tentato di prendere un bel palo ma il lobotomizzato belga e mezzo gay avrebbe sicuramente equivocato sull'uso che ne avrei fatto. Carico una bella fetta di rabbia sul volto. Il sorriso da ebete del belgagay termina appena mi vede spuntare mezzo zuppo. Lo mando simpaticamente a cagare e ora c'è poco da ridere per la Omega del cazzo. I toni si calmano, viene fuori l'amico - frocissimo pure l'altro - che chiede scusa. La giornata finisce finalmente. Anche se in verità mancano ancora 3 km all' ennesimo albergo... E di teste di cazzo in 3 km se ne possono incontare ancora molte.

sabato 21 maggio 2011

14a tappa Lienz Zoncolan


Mai un giorno tranquillo, sono all'inizio della seggiovia di Monte Zoncolan. Cerco una scusa per salire ma non ci sono appigli, bisogna lavorare. Ieri la giuria ha cancellato la salita del Crostis. Sono in attesa di un motociclista con le prime immagini, eccolo è qui, si balla. Pensavo che la giuria avesse cancellato Il Crostis per la pericolosa discesa, ma le immagini mostrano una strada che sembra più una pista da sci: ci sono moltissime reti di protezione ai bordi e nelle curve. Il motivo è tecnico, la strada è troppo stretta per le vetture di scorta ai ciclisti. È una scusa, punto. Lo rivela Enzo Cainero uno degli organizzatori di tappa. La cancellazione del Crostis non è altro che un'altra spallata al fragile mondo dello sport. Sempre troppo invischiato da interessi e pressioni che non c'entrano nulla con la lealtà sportiva. Intanto la ricezione dell'arrivo va a farsi benedire, non ho più le immagini, c'è da salire sullo Zoncolan. Metto il giacchetto, inforco la seggiovia e mi lascio dondolare. Finalmente ho la scusa per salire. Sopra lo Zoncolan si ha la risposta alla grandezza divina, tutto è maestosamente a picco sull'oblio. Ho un po' di raffreddore ma ho timore a starnutire, rischio di rotolare fino ad Ovaro. Sono con Filippo, uno dei più bravi telecineoperatori della Rai. Ultimamente ha il volto sempre triste, due tappe prima l'ho trovato sdraiato su un mucchio di cartoni con la testa chiusa a riccio tra le spalle. Prima del giro ha scalato un 4000 metri con altri 2 amici e forse il giro d'italia gli va stretto. Mentre camminiamo tra la folla di tifosi racconta:"quando arrivi su una vetta l'aria non basta mai, il cuore impazzisce e ti senti ebro di felicità". Faccio notare che sono gli stessi sintomi di quando assumi mescalina o Lsd. Ci viene da ridere, ora riconosco nei suoi occhi quella luce. Ci buttiamo tra la folla, io dietro a far casino agitando le mani, lui riprende la folla impazzita. Mancano poco all'arrivo di tappa il vento è cambiato, le nuvole si spostano velocemente. tra poco pioverà. Inforco la seggiovia e torno a lavorare.

giovedì 19 maggio 2011

Decima tappa

e siamo alla decima tappa, quella di Teramo, la città dov'è nato Gianfranco Mazzoni. L'albergo è bello, vicino al fiume. Il tempo regge, organizzo un uscita con Gianfranco e Davide Cassani. Si scherza, si ride ma si corre anche. Davide fa l'andatura ed è un disastro. Cerchiamo di stargli alle costole, non riesco a parlare. E' iniziato una specie di test CONCONI, Davide ci invita a scambiare qualche battuta, escono dei rantoli, un asino sulla collina risponde. viaggiamo a 4'30" a chilometro, io con la lingua di fuori, sono in tachicardia. 160 bpm sono troppi per me, decido di rallentare. Mazzoni tiene per un poco poi è Cassani che decide di abbandonare la comitiva e se ne va. L'umiliazione è completata. Tento un ultimo disperato allungo sul corrimano delle scale, mai sentito così a pezzi, ma sono contento.... Contento che sia finita. Teramo è bellina, Mazzoni fa da cicerone e ci accompagna per il centro. Mangiamo in una osteria di suoi amici, specialità della casa le "mazzarelle", una sorta d'involtini di fegatelli avvolti in foglie di verza, una goduria al palato. La gara in se non la ricordo per niente, vince

martedì 17 maggio 2011

10 tappa Termoli Teramo


10 tappa termoli teramo
Faccio un riassunto breve. 4 tappe per arrivare sull'Etna. Alla prima salita, scatta Contador, nessuno resiste e il giro è finito. Nibali, bravo ragazzo, non è contador. Oggi sono a Teramo, città bellissima, piena di storia, gente ospitale e di amici veri. Qui abita Gianfranco Mazzoni, organizzo un uscita di corsa, viene pure Cassani. Davide scende in ritardo, come al solito. Gianfranco sceglie il percorso. Cassani butta un paragone sulla strada:"io sono Contador e voi il resto del gruppo". È una similitudine che ci colpisce nell'orgoglio. Decidiamo di stare al passo. Cassani viaggia da subito a 4'30 al chilometro, si vede che corre le maratone. Ha un bello stile, sembra che non faccia fatica. Io e Gianfranco siamo alla canna del gas dopo 2 km. Cassani e lì che sprinta. Una figuraccia, la nostra ovvio. Arrivo stremato, faccio un pitstop nella doccia e sono a lavoro. Ci sono così tanti problemi che alla fine non ricordo nemmeno il vincitore. Un gruppo di ragazzi avvolge un ciclista, domando chi sia. "è pizzaballa, ha vinto lo sprint". Ho voglia di giocare:"quale sprint? C'è stata una gara oggi? Che sport" - uno di loro mi risponde imbarazzato :"beh di ciclismo!". E io rilancio:"lo sapevo, per seguire il giro d'italia mi perdo tutte le gare di contorno". Sono sicuro di aver sentito uno dei ragazzi sussurare agli altri:"Ma putim' vinge la guerra nu??". 

giovedì 12 maggio 2011

Quinta tappa Piombino Orvieto
Ricordo ancora mio padre che mi diceva: "Non ci sono più le tappe di una volta, un tempo i corridori affrontavano le gare con un pezzo di ferro con le ruote e due tubolari al collo a forma di straccali". Altri tempi direbbe papà, ma sono sicuro che se fosse stato qui con me oggi, avrebbe gioito come pochi. La tappa non è lunga, 191 km, ma a 40 km dal termine ci sono dei tratti di sterrato micidiali. Devo dire che forse gli organizzatori hanno esagerato. I tratti di terriccio sono polverosi e pieni di ciotoli. Le cadute sono numerose e qualcuno abbandona la corsa con le ginocchia a pezzi. Per chi è a casa è uno spettacolo, per chi sta soffrendo in sella no. Weeining vince la tappa e conquista la maglia rosa di leader. I big arrivano tutti insieme. DANILO DI LUCA è imbestialito: "Sono arrivato senza sella e con le gambe ammaccate senza cadere, figuriamoci se fossi caduto". ALESSANDRO PETACCHI "Ho visto alcuni corridori nel fosso, forse si è un po’ esagerato nel disegnare una tappa così". Alla fine qualche dubbio sul senso di questa corsa tra i sassi mi viene. Alla fine penso all'assurdo cinismo che ci porta a piangere una vittima il giorno prima e a dimenticarlo il giorno dopo. Alla fine è pure giusto che non ci siano più le belle tappe di una volta. I tempi cambiano. 

mercoledì 11 maggio 2011

Quarta tappa. Quarto dei Mille - Livorno

Quarta tappa
Oggi la carovana del giro si sposta verso Livorno. È un giorno tristissimo. Parto da Rapallo che è ancora l'alba, sono solo. La morte di weylandt ha stravolto quel poco di organizzazione che avevo messo in piedi. Vado verso Genova, QUARTO DEI MILLE, alle partenze. Il lavoro più importante è lì. Arrivo ed è il caos, la regia che segue le partenze è molto piccola rispetto a quella che è agli arrivi e oggi deve sostenere una mole di lavoro indescrivibile. Tutte le redazioni dei telegiornali vogliono un pezzo, poi c'è da fare la trasmissione di Bartoletti per RAISPORT. Alle partenze ci sono solo due montatori Cristian e Andrea. Subito c'è un problema. Le richieste dei TG cozzano contro la programmazione di Raisport. La stazione satellite puó trasmettere solo un segnale, non posso mandare in onda i pezzi dei tg. L'unica possibilità è usare internet, ma mi serve una linea veloce. Quella che è alle partenze è pessima, ho bisogno di più banda, decido di trovare un internet point. Corro come un pazzo lungo viale Kennedy, non trovo nulla, il tempo stringe, non so più cosa fare. Intanto il telefono bolle, sono i giornalisti che premono per avere il pezzo. Ai TG non interessa nulla se sei nella merda, senza mezzi e senza meta, il servizio va consegnato ad ogni costo. Allora mi faccio coraggio ed entro in una libreria. Chiedo in ginocchio di usare il computer. La signora mi domanda spaventata in dialetto genovese:"non è che sei uno di quei pirati informatici e ci attacchi un virus?", la tranquillizzo. Inizio l'upload (cosi si dice) ma capisco subito che non va: la linea internet è troppo lenta. Mi sudano le mani, brutto segno, devo prendere una decisione subito. Ok saluto la signora e provo più avanti. Sotto i portici ci sono molti negozi, quale scegliere?  Certe volte nella vita bisogna prendere delle decisioni assurde, pensa Stelvio, pensa e corri. Una boutique, un bar, una pizzeria, una chiesa, un agenzia di viaggi e un negozio di biciclette. Ok sono al giro d'italia e sono nella merda. Una scelta sbagliata e finisco alla gogna. Il negozio di bici sarebbe il primo che a rigor di logica bisognerebbe scartare. Cosa se ne fa OLMO BICI di una linea internet veloce? È assurdo penso.... Ma amo troppo le scelte improbabili, metto su la mia bella faccia tosta ed entro. "buongiorno, sono della Rai e ho un emergenza. Posso usare il suo computer?". Mi risponde un tipo atletico: "è lì, faccia pure". Il computer è vecchio, c'è un po della classica polvere nera che c'è in tutte le officine. Infilo la chiavetta convinto di aver fatto la scelta sbagliata, mancano 10 minuti alla messa in onda. Comincio a caricare il pezzo. Aspetto notizie sull'upload, 8 minuti, ho una speranza ,la linea è buona. Squilla il telefono, è la redazione di Milano che vuole il pezzo. Tiro alle lunghe, prendo tempo parlando al cellulare, manca poco la barra dell'upload è  quasi piena. MIRACOLO! Il pezzo è a destinazione e va in onda. Finalmente posso respirare. Sono andato in onda con un computer vecchio e impolverato, nel retro di un officina, in un negozio di biciclette. Il telefono squilla è il caporedattore, sicuramente vorrà ringraziarmi per l'impresa: "bene siamo in onda..... Ma come mai hai fatto così tardi?". Lo sapevo! lo sapevo che sarebbe andata a finire così... Invece di un semplice "grazie" ho preso la solita sberla in faccia.... E la giornata è appena iniziata. Prendo la macchina e mi dirigo verso l'arrivo. I corridori hanno deciso di ricordare Wouter Weyland nell'unico modo che conoscono, correndo. La squadra di Wouter si stringe in un abbraccio commovente e taglia il traguardo prima, faccio una foto.  Vicino a me c'è un giovane reporter della RAI, lo guardo e lo mando a cagare, lui mi risponde quasi in lacrime:"ma che ti ho fatto?". E io "Ora nulla ma un giorno, quando sarai caporedattore anche tu mi farai incazzare, ma quel giorno non potró mandarti a quel paese" - risposta -  "allora fai pure". Questo ragazzo si farà strada. Volete sapere come si chiama? Nicola Sangiorgio. 

Terza Tappa Reggio Emilia-Rapallo


Terza tappa
Dall'inizio c'è qualcosa che non va. Alla reception compro una connessione a internet, poco dopo scopro che era gratuita. Faccio colazione. Il tavolo  che scelgo è vicino a quello riservato ad una delle tante squadre del giro, non riesco a capire quale sia. Molti dei corridori parlano una lingua che non conosco. Esteticamente sono atleti perfetti, molto alti, sembrano dei nuotatori di fondo. Oggi la tappa è per velocisti, si scende fino al mare. Al ceck-out dell'albergo cerco di farmi rimborsare internet, non c'è modo di riavere indietro i miei soldi. Intanto un pulman bianco con stisce verdi e nere, aspetta i suoi ciclisti, carico i bagagli sulla Giulietta, si parte. Guida come al solito Claudio, uscendo dal parcheggio passiamo di nuovo vicino al bus, i ciclisti sono ancora a far colazione, molto carina la scelta grafica di scrivere i nomi lungo la fiancata del loro mezzo. Il viaggio sino a Rapallo e noioso. Ho un appuntamento di lavoro con Cassani e poi con Martinello. È bello lavorare con campioni come Davide e Silvio, sono gentilissimi. Sembrano tutti usciti da un collegio, non ho ancora trovato un ciclista antipatico. È come se avessero un codice unico di comportamento. Non c'è bisogno nemmeno di parlarci per capirlo, basta uno sguardo. Tutti i ciclisti hanno l'abitudine di scrutarti profondamente, forse è a causa di anni passati in mezzo al gruppo. In fondo un ciclista, quando viaggia, non ha tempo e modo di incrociare lo sguardo con nessuno. I loro occhi sono solo per la strada che scorre sotto le ruote, vietata ogni distrazione. Con Martinello preparo la moviola, faccio un paio di effettini e Silvio sprizza entusiasmo. Poi va in studio, inizia la corsa. Non seguo la diretta, devo montare le ricognizioni delle tappe successive. Le sale di montaggio sono 4, sono su un bilico, sono molto belle e hanno un ottimo isolamento acustico. Davanti al mio muso ci sono 2 monitor per il pc e due plasma per le immagini, su quello più piccolo scorre la diretta. Quando lavoro mi isolo completamente. È come se abbia una forma di autismo, I colleghi mi prendono in giro perchè, quando monto, non c'è niente che possa distrarmi, almeno era quello che pensavo sino a oggi. Gli occhi cadono sul monitor della diretta, c'è qualcosa che non va. Non ci sono le solite immagini in movimento, l'elicottero è fermo mentre inquadra un pezzo di montagna. Mi alzo, mi fermo, esco dal mio autismo indotto. C'è stato un incidente, una brutta caduta. Le immagini del monitor di servizio sono terribili, c'è un ragazzo a terra il nome non mi suona sconosciuto, Wouter Weylandt. Vado su wikipedia e scopro che ha gia vinto al giro, l'hanno scorso. Forse e per quello che mi sembra di conoscerlo ma c'è qualcosa che non capisco. E chiaro sin da subito che l'incidente è tragico. Il ragazzo è a terra, tentano un disperato massaggio cardiaco. Arriva l'ammiraglia della squadra, e io cado nella sedia. L'auto ha gli stessi colori del pulman che era fuori dal mio albergo. E ora rivedo anche il nome della squadra, la Leopard. E ora rivedo i nomi lungo la fiancata, tra questi c'era anche quello di Wouter. 

domenica 8 maggio 2011

Seconda tappa Alba-Parma

Seconda tappa
Non c'è niente di meglio di una bella colazione equilibrata. Mi sento un toro e voglio approfittarne. Prendo nell'ordine dei cereali affogati in 3 boccette di Danacol, una bella tazza di latte con 2 cucchiaioni di Ovomaltina, ho comprato delle pasticche di maldodestrine, ne mando giù un paio. Vorrei un bel piatto di pasta, mi accontento di tre uova sode, scarto il tuorlo, solo proteine. Un solo caffè per non agitarmi troppo. Si parte per Rapallo. Dopo 3 km ho dei sensi di nausea mi sento strano vorrei proseguire a piedi. Comincio a nitrire e a scalciare, forse ho esagerato con la colazione. Sto per prendere un Aulin ma mi fermo... E beh! Quello è doping!
I chilometri sfilano veloci sul finestrino della nostra Giulietta  (gran macchina). Guida Claudio, dopo 2 ore siamo all'arrivo. 
Una bella volata vinta da Petacchi su Cavendish al limite di regolamento. Alla fine c'è stata una sana polemica, con pace fatta in diretta sul palco del Processo. Si, mi sto appassionando. Finalmente riesco a capire questo bellissimo sport, fatto di fatica e di sportività. Sono così al di dentro che comincio a sentirmi uno della carovana. Quanto entusiasmo intorno a me, gente con la bandana del giro e la maglietta che gridano il nome del vincitore. 
Tra i tifosi c'è un ragazzo triste, mi avvicino. Mi dice che il ciclismo lo annoia, preferisce la Formula Uno anche se oggi ha vinto Vettel. Come lo capisco... 

1a Tappa Torino - Cronometro a squadre

Prima tappa, la cronometro. Sono stato investito (in tutti i sensi) da una miriade di intoppi. Non ho avuto un momento libero, giusto a pranzo. Solito ambiente qui al giro. Siamo come una squadra di ciclismo alla cronometro - ma guarda le coincidenze - tutti sappiamo che uniti si pedala meglio. Gli anziani dovrebbero dettare i cambi e i giovani in prima linea a tirare. Volevo mettermi davanti a tutti ma... Mi sono accorto di non essere più così giovane, soprattutto oggi. Oggi sono passati esattamente 20 anni di RAI-TV. 20 anni a cercare sempre un gruppo da tirare al massimo. Senza sosta, sempre al massimo. E ora? Ora mi ritrovo a dover scandire i cambi, con la voglia matta di tirare la volata. Ma non ce la faccio. Ora mi accorgo di non recuperare come da ragazzo, e questi arrivi forzati di squadra, mi disorientano. E non è vero che col tempo uno diventa più saggio, almeno io non lo sono mai stato e non lo sto diventando. Prima mi voltavo indietro e avevo tutti alle spalle, ora sono tutti lì davanti. Se mi guardo indietro vedo solo l'ombra di me stesso interrotta dai raggi di una bici. Ma il gruppo ha bisogno anche delle mie pedalate stanche, mi faccio coraggio, Federico vuole il cambio. Va bene, tiro per 10 minuti. Mi sento bene ma ho il fiato corto da subito. Il vento mi taglia il respiro, faccio un gesto. Tocca a Marco tirare e poi a Claudio. Ecco, siamo all'arrivo. Il tempo è buono, la squadra c'è. Il sole cala su una Torino invasa da gente allegra e alpini ubriachi, cala su una Milano in festa (pure il Milan scudettato ci voleva) e cala pure su di me e sui miei vent'anni di Rai-tv. La notte ci sorpende, il trasferimento verso la prossima tappa si fa insidioso: lungo l'autostrada ci sono dei detriti, il più grosso lo becco in pieno. Stavo davanti a tirare il gruppo e un pezzo di pneumatico perso da chissà chi, mi ha quasi sfondato il paraurti. Non l'ho proprio visto. Altre volte lo avrei evitato alzandomi sui pedali con classe. È vero, non sono più tanto giovane. E domani è gia Parma. 

mercoledì 4 maggio 2011

Prima tappa ROMA TORINO

Pronti via, si parte per un nuovo Giro d'Italia in sella a questo blog. La prima tappa è di 700 km, la Roma Torino. Si perchè, per noi della TV il giro parte sempre qualche giorno prima dei corridori. Sono a Saxa Rubra in attesa di Claudio, la partenza è alle 10.00 sono in anticipo. Ripasso la strada ma non è facile. Non è facile sopratutto per i postumi di una serata memorabile con gli amici di sempre: Alberto, Enrico, luca, Michele, Osvaldo e Roberto. Non ho mai riso come ieri sera, rido ancora adesso ripensando alle storie che ci sono rivenute in mente. Intanto arriva Claudio, carico i bagagli c'è tutto, si parte, Torino ci aspetta. 
Come tutte le serate tra amici, anche quella di ieri era iniziata maluccio, mia la colpa. Ero in ritardo e alla fine ho creato quello scompiglio giusto che fa volare la serata. Salto il menù della cena, anche perchè siamo andati oltre il menu. Con la scusa del mare-monti ci siamo spolverati un oceano di pescetti e una collina di carciofi, trippa e funghi. Ho ancora la nausea, sono passati 300 kn e Claudio vuole fermarsi a mangiare, lo guardo storto, altro modo di osservare oggi non mi viene. Entriamo alla VERANDA DI CAMPAGNA e ordino al buio come al tavolo da poker ma è un bluff. Mentre mangiamo scruto con sospetto il volto di Claudio, non capisco come diavolo faccia a mangiare e bere così tanto. Sembra di un altro pianeta mentre io faccio leva sul braccio destro per arrivare alla forchetta. Ieri per esempio Enrico ha mangiato tantissimo, ma Enrico è un gigante da 1,85 e Claudio non è un vulcano di statura! Anche se ogni tanto ha delle eruzioni nella parte meno nobile, è iniziata la digestione del pranzo.... Arriviamo ad un altro casello, quant'è? 35 euro, stesso prezzo della cena di ieri. Riprendo il racconto. Siamo usciti alla ricerca di un metodo veloce per devastarci lo stomaco. La cosa più delicata che ho bevuto sono stati un tris di Tequile boom boom,  divise in parti uguali (quando uno è ubriaco riesce a dividere pure il 3 e tutti i numeri primi). Enrico ci ha trascinato prima da Al Wine bar di Giacco e dopo al Pub del Messicano. Abbiamo rimbalzato dal pub alla vineria parecchie volte. Sembrava di essere alla finale di Wimbledon, alla fine ha vinto Giacco per 6-3 6-2, decisivo il tie break a colpi di grappa. Ora il cielo si apre, Torino è più vicina. Ho il telefono in fiamme, mi chiamano anche gli amici: avevo promesso di ritrovare dei video di quando eravamo ragazzi, sono uno stupido, sono anni che prometto, prometto di fare dei dvd ma non lo faccio mai. La verità è che non sono niente di speciale rispetto ai racconti di quelle serate infinite, piene di un amicizia intramontabile e di storie che gli anni continuano ad amplificare una sana realtà alterata da litri di Tequila boom boom. Siamo arrivati, a torino c'è il sole basso. Si comincia, sale il sipario. Ora si fa sul serio. Salgo in camera, l'albergo è al centro. Mi hanno dato la 101. Non è male, sembra la casa del fidanzato di Barbye, nel senso che il povero Ken ci starebbe benissimo.. dire strettina é un offesa alla MATTEL, la casa di Barbye è più grande. Regola importantissima: "mai prendere la prima camera di qualsiasi piano di qualsiasi albergo". Vado alla consierge e chiedo il cambio di stanza senza avere in mano niente se non la chiave 101, il commesso non abbocca e rilancia:"le camere sono tutte occupate ma abbiamo internet gratuito". Vedo la proposta telematica e rilancio:"Due Tequile per favore". Boom boom. 

venerdì 8 aprile 2011

Run like hell

L'importante in una corsa non e' il risultato, ma quello che sentivi mentre correvi!  Un disastro.... Appunto. 
Ho lasciato la corsa per pochi giorni e sembro il ragionier Filini nel tragico Fantozzi. Se vi state domandando di chi è la frase con cui inizio questo post.. non è mia... Purtroppo. È del film Forest Gump, gran bel film. Torniamo alla corsa, 30 minuti di agonia, ero così lento sui rulli da non rilevare nemmeno una caloria per km. Ci sono dei giorni "no". Beh se dovessi catalogare questa mattinata sarebbe "no! No! Non se ne parla fino a domani". Il problema - perchè alla fine c'è sempre un problema - è che mi rode stare fermo mentre c'è la Formula 1 in Malesia. Stamane, prima del tentato suicidio sui rulli, ho visto le prove libere. Ero giá pronto per correre, ero discretamente carico. Mentre vedevo le red bull e le mclaren affondare i tempi della ferrari, sono anch'io sprofondato in una insana depressione. Ho cercato di scuotermi alla fine, ma ormai ero andato. Finite le prove finita la voglia. E la corsa è diventata un lento ripiego alla monotonia. L'importante nella corsa è focalizzare un pensiero, cullarlo, nutrirlo. In questa mezz'ora non ho fatto altro che calpestare i buoni propositi cercando continuamente l'alibi giusto per fermarmi. Ho messo male la fascia del cardio, le scarpe con i lacci non stretti, il solito doloretto alle ginocchia che diventa un invalicabile montagna di dolore. Non ho sottovalutato nulla, anche la musica nell'ipod era rigorosamente sbagliata, un ritmo sincopato di quelli impossibile da mantenere. Alla fine ce l'ho fatta: mi sono fermato a 30 minuti scarsi per una corsa il cui programma era di 45. Una miseria. Anche la scelta di correre tre quarti d'ora è da poracci: nessuno corre una distanza del genere, perchè se fosse all'aperto non porterebbe da nessuna parte. Ecco oggi mi sento a meta strada, anzi, poco più in là, partito dal nulla sono a 3/4 dal niente. 
È vero, L'importante in una corsa non e' il risultato, ma quello che sentivi mentre correvi! E io ho sentito che non sto bene oggi qui. 

lunedì 24 gennaio 2011

Socialpizza

Ogni tanto, non vi capita di essere osservati? Non capita anche a voi di essere seguiti? Di sentire accendendo il pc di avere adosso mille occhi pronti a carpire ogni tuo segreto? Sono in fila in pizzeria, sono incazzato nero. La fila è lunghissima. Il paese ha deciso di mangiare pizza, mancava solo il sindaco, il prete ha mandato il sacrestano. La signora al banco snocciola cognomi ogni 30 secondi. La pizza è la cosa più trasversale che l'uomo abbia mai inventato, la mangiano tutti, è fragile al centro e forte sul bordo, va a finire sul tavolo del ricco e sulla panchina del povero, tutti la ordinano e tutti rispettano il proprio turno. E così, in fila tra colli di pelliccia e giubotti made in China, aspetto il mio cognome, curioso di sapere come verrà pronunciato. La porta è spalancata ma non fa freddo, il forno emana un calore avvolgente ma è l'odore della pizza che  scalda di più. Sono incazzato e non mi passa. Anche l'Inter ha perso, che giornata di merda. Quasi quasi mollo l'ordinazione e vado via. Sposto la tenda per uscire e appare un amico, ma che dico, di più. Ci sorridiamo addosso, l'abbraccio è scontato, le parole scorrono come l'acqua dei rubinetti da bambino: fresca e abbondante. Di solito quando incontri un conoscente i discorsi finiscono nel solito vicolo cieco della banalità, con un amico è diverso. Con chi considero veramente amico anche un discorso sul nulla ha sostanza, essenza. Si parla dei miei viaggi, con gli occhi si raccontano altre storie. Parliamo il tempo di una pizza, siamo fuori, il freddo della sera non punge più. È straordinario come un incontro possa essere così importante, prima di salutarci lui mi dice: "mi piace leggere il tuo blog, fallo ancora". Ecco, questo è un vero amico, di quelli che non si incontrano in un pc, di quelli che non ti rompono linkando l'impossibile, di foto non loro, di parole non dette. Sono stufo dei social network talmente asociali da essere amico di tutto il paese ma di non salutare nessuno per strada o in pizzeria. Ecco perchè ho deciso di scrivere di nuovo, ecco perchè sto meglio. Grazie Alberto.