
Terza tappa
Dall'inizio c'è qualcosa che non va. Alla reception compro una connessione a internet, poco dopo scopro che era gratuita. Faccio colazione. Il tavolo che scelgo è vicino a quello riservato ad una delle tante squadre del giro, non riesco a capire quale sia. Molti dei corridori parlano una lingua che non conosco. Esteticamente sono atleti perfetti, molto alti, sembrano dei nuotatori di fondo. Oggi la tappa è per velocisti, si scende fino al mare. Al ceck-out dell'albergo cerco di farmi rimborsare internet, non c'è modo di riavere indietro i miei soldi. Intanto un pulman bianco con stisce verdi e nere, aspetta i suoi ciclisti, carico i bagagli sulla Giulietta, si parte. Guida come al solito Claudio, uscendo dal parcheggio passiamo di nuovo vicino al bus, i ciclisti sono ancora a far colazione, molto carina la scelta grafica di scrivere i nomi lungo la fiancata del loro mezzo. Il viaggio sino a Rapallo e noioso. Ho un appuntamento di lavoro con Cassani e poi con Martinello. È bello lavorare con campioni come Davide e Silvio, sono gentilissimi. Sembrano tutti usciti da un collegio, non ho ancora trovato un ciclista antipatico. È come se avessero un codice unico di comportamento. Non c'è bisogno nemmeno di parlarci per capirlo, basta uno sguardo. Tutti i ciclisti hanno l'abitudine di scrutarti profondamente, forse è a causa di anni passati in mezzo al gruppo. In fondo un ciclista, quando viaggia, non ha tempo e modo di incrociare lo sguardo con nessuno. I loro occhi sono solo per la strada che scorre sotto le ruote, vietata ogni distrazione. Con Martinello preparo la moviola, faccio un paio di effettini e Silvio sprizza entusiasmo. Poi va in studio, inizia la corsa. Non seguo la diretta, devo montare le ricognizioni delle tappe successive. Le sale di montaggio sono 4, sono su un bilico, sono molto belle e hanno un ottimo isolamento acustico. Davanti al mio muso ci sono 2 monitor per il pc e due plasma per le immagini, su quello più piccolo scorre la diretta. Quando lavoro mi isolo completamente. È come se abbia una forma di autismo, I colleghi mi prendono in giro perchè, quando monto, non c'è niente che possa distrarmi, almeno era quello che pensavo sino a oggi. Gli occhi cadono sul monitor della diretta, c'è qualcosa che non va. Non ci sono le solite immagini in movimento, l'elicottero è fermo mentre inquadra un pezzo di montagna. Mi alzo, mi fermo, esco dal mio autismo indotto. C'è stato un incidente, una brutta caduta. Le immagini del monitor di servizio sono terribili, c'è un ragazzo a terra il nome non mi suona sconosciuto, Wouter Weylandt. Vado su wikipedia e scopro che ha gia vinto al giro, l'hanno scorso. Forse e per quello che mi sembra di conoscerlo ma c'è qualcosa che non capisco. E chiaro sin da subito che l'incidente è tragico. Il ragazzo è a terra, tentano un disperato massaggio cardiaco. Arriva l'ammiraglia della squadra, e io cado nella sedia. L'auto ha gli stessi colori del pulman che era fuori dal mio albergo. E ora rivedo anche il nome della squadra, la Leopard. E ora rivedo i nomi lungo la fiancata, tra questi c'era anche quello di Wouter.
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